Gli enfantes prodiges dell’Accademia nazionale d’Arte drammatica “Silvio D’Amico” al Teatrino delle 6 di Spoleto.

Nell’ambito della seconda edizione di European Young Theatre anche quest’anno i giovani attori dell’Accademia d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma tornano a calcare la scena del Teatrino delle 6 di Spoleto per dare vita ad un grande laboratorio teatrale in cui i protagonisti del teatro di domani dal 2 all’11 di luglio presentano due studi dedicati a due celeberrimi drammaturghi, il russo Anton Cechov (Taganrog, 1860 – Badenweiler, 1904) e lo statunitense Tennessee Williams (Columbus, 1911 – New York, 1983) a cui seguiranno una serie di performances intitolate “Exercises” proposte dagli allievi del II° anno dell’accademia romana. Gli attori in erba della “Silvio D’Amico”, inoltre, insieme ai loro colleghi europei ungheresi, francesi, polacchi, scozzesi, russi e lituani dell’European Young Theatre animeranno a sorpresa le vie e le piazze della città di Spoleto con spettacoli all’aperto mediante lavori creativi inediti realizzati ad hoc per la cinquantasettesima edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto.

Spoleto 57°.Teatrino delle 6."L'Anniversario" (1891), farsa in atto unico di Anton Cechov.

Spoleto 57°.Teatrino delle 6.”L’Anniversario” (1891), farsa in atto unico di Anton Cechov.

 

 

 

 

 

Gli allievi registi Fabio Condemi, Giovanni Firpo Samuel Potettu mettono in scena alcuni dei capolavori cechoviani, ovvero la commedie “Il giardino dei ciliegi”, i drammi “Le tre sorelle” ed “Il gabbiano” e la brillante farsa in atto unico “L’anniversario”, mentre agli allievi registi Vittoria Sipone, Manuel Capraro e Francesca Caprioli è affidato il compito di dirigere rispettivamente i famosi drammi williamsiani “Un tram chiamato desiderio”  (A Streetcar named Desire, 1947) e “Lo zoo di vetro” (The Glass Menagerie, 1944). I giovani interpreti si muovono con padronanza di mezzi recitativi nelle atmosfere cechoviane calandosi con maestria nella dinamica società della Russia della fine del XIX° secolo impersonandone con verve estrosa i lati comici, le aspirazioni, le conflittualità proprie di un’epoca di grandi cambiamenti. Colpisce poi al contempo nella rappresentazione dello “Zoo di vetro” l’abilità di modulare ed adattare la recitazione nei differenti contesti dell’America degli anni 40′ del XX° secolo ed in particolare alle tensioni di una famiglia in cui si scontrano realtà ed illusione sullo sfondo di sogni frustrati e solitudini  una versatilità che giunge fino a mostrare con “Un tram chiamato desiderio” una lodevole capacità di virare sugli stilemi melodrammatici williamsiani senza cadere nel sentimentalismo e di cogliere nel segno con una sperimentalità scenografica che richiama pienamente l’intento originario del drammaturgo statunitense.  

 

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